Dalle sculture falliche della preistoria alle fotografie erotiche contemporanee, salvo censura, il sesso è sempre stato una fonte di ispirazione prolifica per l’arte. Un ingrediente quasi essenziale, al punto che alcuni artisti hanno preso la cosa alla lettera. Così nacque l’idea di fare arte con il proprio sesso.
Piuttosto che accontentarsi di rappresentare il sesso, perché non integrare il proprio sesso nell’opera, utilizzandolo come strumento di creazione?
Facciamo insieme un piccolo excursus sulle persone che fanno arte con le proprie parti genitali. Letteralmente.
Pricasso, pittore con il cazzo
Su AVN si può leggere un’intervista a Pricasso, l’uomo che realizza quadri con il proprio cazzo come pennello.
Pricasso pratica quest’arte dal 2003. Ha iniziato in privato. Si è poi messo a realizzare le sue performance in club libertini, mostre erotiche e show per adulti. Ed è ormai celebre a livello mondiale.
Traduzione di un estratto, in cui spiega la sua tecnica per fare arte con il proprio sesso:
“Per prima cosa, afferro i testicoli e li immergo in un vasetto di pittura, per coprirli con pittura color carne, che applico al centro della tela. Poi la distribuisco uniformemente con i glutei, facendoli sbattere contro la tela e proiettando le mie parti genitali verso l’esterno, il più lontano possibile. Di solito fa ridere.
Poi immergo il gland nella pittura color argilla, e disegno i tratti del viso, il più precisamente possibile, poi coloro i denti con pittura bianca. Dipingo le labbra, poi gli occhi, che è molto importante riuscire a fare bene. Poi dipingo i bordi della tela facendola scivolare nella piega dei glutei, che chiamo ‘il lettore di carte di credito’.
Poi la firmo con un pennello, che inserisco prima nel mio uretra; ciò tende a mettere i tizi piuttosto a disagio.”

Per quanto riguarda il suo segreto per mantenere il sesso in erezione così a lungo (suppongo che un pennello molle sia più difficile da maneggiare):

E poi, dipingere una tela con il proprio fallo, irrita?
Pricasso vende anche le sue opere online sul suo sito web, dove è possibile ordinare un ritratto accompagnato da un video della sua realizzazione.
Shigeko Kubota e la pittura della vagina
Certo, Pricasso è l’inventore indiscusso della pittura con il proprio pupazzo. Ma ben prima di lui, una donna aveva già da tempo realizzato l’impresa di dipingere con il proprio sesso.
Nel 1965, durante il Perpetual Fluxus Festival, l’artista giapponese Shigeko Kubota realizza una performance intitolata “Vagina Painting”. Durante la quale dipinge di rosso su una tela appoggiata a terra, grazie a un pennello inserito nella sua vagina. O forse legato alle sue mutande all’altezza dell’inguine, non si sa bene.

“Vagina Painting” è vista come una risposta femminista alle opere di Pollock (creatore della tecnica del “dripping”, che consiste nel dipingere con colature e macchie) e di Klein (all’origine del famoso colore blu brevettato, di un pugno di tele monocrome interamente blu, e delle “antropometrie”, impronte di donne nude su tela – leggendo l’articolo Wikipedia su quest’ultimo, mi sono detto che devono aver avuto delle super droghe, all’epoca).
L’artista Lilibeth Cuenca Rasmussen ha ripreso questa performance nel 2008, in occasione dell’apertura della sua mostra “A Void”.

Dell’arte e del sangue mestruale
Per fare arte con il proprio sesso, si possono anche mettere in scena le sostanze prodotte dal sesso in questione. In particolare, il sangue mestruale.
Ma se la pittura con la punta del cazzo è più per far ridere il pubblico, l’arte a base di sangue mestruale, invece, si associa spesso a rivendicazioni femministe.
Judy Chicago e la sua Menstruation Bathroom, la pioniera
La prima artista moderna a aver inserito sangue mestruale in un’opera è Judy Chicago, con la “Menstruation Bathroom”, parte della sua mostra “Womanhouse”, nel 1972. Un bagno, bianco, sterile, ad eccezione di alcune macchie di sangue sul pavimento, e di un bidone della spazzatura traboccante di protezioni mestruali.

Judy Chicago descrive così la sua creazione:
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La mostra, la cui visita è stata permessa solo alle donne il primo giorno, è stata poi aperta al pubblico. È stata rifatta nel 1995.
Beauty in Blood, il flusso del sangue mestruale in foto
Da novembre 2012 ad agosto 2013, ogni mese, con l’aiuto del suo compagno Rob, Jen Lewis ha raccolto e fotografato il suo sangue mestruale, per realizzare il progetto Beauty in Blood. Da questo fluido rosso versato nell’acqua, risultano immagini estetiche, e stranamente fascinanti.

Sul suo sito, l’artista, che rivendica l’approccio femminista del suo progetto, e spiega i dettagli tecnici della sua realizzazione. Traduzione di alcuni passaggi.
Come raccoglie tutto questo sangue

Come lo versa

Come il suo compagno scatta le foto
Paños, stracci insanguinati in una mostra
Nel 2013, in una mostra chiamata “Paños” (“stracci”, in spagnolo), l’artista cilena Carina Úbeda, allergica agli assorbenti igienici, ha deciso di riciclare i tessuti che indossa come protezione mestruale.
Ricamati con parole come “Produzione” o “Distrutto”, 90 di questi stracci usati sono stati appesi al soffitto. Mele marce, che simboleggiano l’ovulazione, li accompagnano.

Un ritratto di feto dipinto con tamponi usati
Nel 2016, per nove mesi, l’artista rumena Timi Páll si è applicata a realizzare il ritratto di un feto, su nove tele giustapposte, al ritmo di una tela al mese. È il progetto “The Diary of My Period”.

Dipingere con l’ano: la tecnica di Keith Boadwee
L’artista trasgressivo americano Keith Boadwee ha elaborato un modo piuttosto strano di dipingere.
Infatti, riempie l’ano di pittura con l’aiuto di una sorta di borsa termica di gomma collegata a un catetere, poi avvicina il suo posteriore alla tela, spinge, e… schizza. Un po’ come un clistere, ma in versione colorata, e che ne fa ovunque.

Questa tecnica è stata messa in pratica per la prima volta nel 1995 in una serie di opere intitolata “Purple Squirt”. L’artista l’ha poi riutilizzata in altre creazioni.
Tra le più recenti, dei papaveri, che forse sono stati dipinti con l’ano… o forse no, mistero.

